Dormire bene e per il giusto numero di ore è indispensabile per consolidare la memoria, stabilizzare l’umore e il metabolismo, liberarsi delle sostanze di scarto accumulate nel cervello.

Ma purtroppo la regola generale è: più si cresce, meno si dorme.

  • INFANZIA: nei primi 3-4 mesi di vita non esiste un vero e proprio sonno continuato, ma un alternarsi ciclico tra dormire e mangiare. Crescendo vanno a diminuire i pisolini giornalieri, a beneficio di un sonno più concentrato nelle ore notturne. A 6-7 anni si perde la necessità e l’abitudine del riposino.
  • ADOLESCENZA: in questa fase si è consolidata la fase di riposo come unico blocco notturno. Purtroppo però si inizia a non sentire la necessità di dormire fino ad orari più tardi, ma di contro l’orario di alzata per l’attività scolastica è sicuramente precedente a quella di sveglia naturale e da qui compaiono i primi disturbi legati al sonno.
  • ADULTI: in questo periodo siamo sottoposti a continui cambiamenti (lavoro, famiglia, figli). Ed è proprio adesso che ci si deve impegnare per rendere il riposo più regolare possibile: riposare tra le 7 e le 8 ore a notte.
  • ANZIANI: durante la terza età c’è una nuova alterazione del ciclo sonno-veglia che risulta anticipato, infatti gli anziani tendono ad andare a dormire prima la sera e a svegliarsi presto la mattina e, in più, non hanno un sonno continuativo. Da qui la necessità del riposino pomeridiano. Perciò è assodato che a mano a mano che invecchiamo dormiamo di meno e anche la qualità del riposo diminuisce perché spesso interrotto da una serie di microrisvegli.

Ma da cosa dipende questo peggioramento del sonno? Un primo fattore è forse rintracciabile nella perdita di neuroni nella regione cerebrale deputata al regolamento dei ritmi sonno-veglia, queste cellule ci “dicono” quando è ora di dormire. E con l’età si riducono di numero. Inoltre i problemi di insonnia legati all’età potrebbero dipendere da fattori secondari ma che sono comunque in grado di influenzare il sonno, come per esempio spasmi muscolari, depressione, ansia, artrite, apnee notturne o altri problemi respiratori che causano dolore e preoccupazione con conseguenti microrisvegli notturni. Curando questi disturbi si potrebbero recuperare importanti ore di sonno.

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